Come prendere una decisione

come prendere una decisione

Spesso non sappiamo come prendere una decisione.
Può succedere tanto nei momenti cruciali della nostra professione come nelle piccole scelte apparentemente triviali, che però possono marcare la nostra esistenza.
Prendere una decisione giusta è il risultato di un processo che attiviamo ogni giorno.

Non importa se abbiamo la propensione a prendere decisioni in fretta e di istinto, o se al contrario preferiamo prendere tempo per riflettere. Prendere una decisione ci obbliga sempre a scegliere qualcosa e a lasciare qualcosaltro. Quest’ultima è la parte più costosa del processo di prendere una decisione: la perdita.

Le conseguenze delle decisioni che generiamo sono sostanzialmente una incognita. Tuttavia, sembra che decidiamo meglio quando ci prendiamo cura di noi. Perché?

Quello a cui mi riferisco con il concetto di curarsi di noi stessi (l’idea del ‘care’ in inglese), è una qualità in cui volgiamo la nostra attenzione verso ciò che è importante per noi. Non ha nulla a che fare con l’affettività o il romanticismo, ed è una qualità importante anche e soprattutto nell’ambito della professione e l’azienda.

L’idea di avere cura

L’idea di “avere cura” (care) risolve i limiti del tipico rapporto di dominio gerarchico nelle organizzazioni e nelle relazioni. Le persone che formano una organizzazione condividono prima di tutto una meta comune, una aspirazione e degli obiettivi da raggiungere. Se questo non avviene, l’organizzazione ha dei seri problemi. Quando invece oltre agli obiettivi, le persone condividono anche lo scopo, allora la loro efficacia aumenta in maniera significativa.

Condividere lo scopo significa mettere in gioco non solo le competenze tecniche e cognitive, ma anche quelle emotive. Condividere lo scopo si concreta in comportamenti in cui “ci si prende cura” dell’altro, ossia si collabora in maniera più efficace, si comunica in maniera più effettiva, si risolvono errori e conflitti in maniera più rapida.

Perché si vuole arrivare alla meta tutti insieme. E perché l’opposto del prendersi cura, è l’apatia. Verso l’obiettivo, verso gli altri e verso sé stessi.

I Valori nelle decisioni

La probabilità che riusciamo ad avanzare rapidamente verso la nostra meta usando esclusivamente decisioni razionali, è piuttosto bassa. Anche nei casi in cui la decisione è basata su dati apparentemente obiettivi, per realizzare il compito le persone hanno bisogno di sentirsi sicure sul lato della relazione, che è più emotivo.

Viviamo in un mondo altamente incerto, volatile e complesso. Per prendere una decisione di qualità abbiamo bisogno di accedere a un pensiero che non è reattivo. Quando reagiamo, il sistema nervoso simpatico domina sulle nostre azioni. Quando accediamo al cuore, mantenendo aperto il contatto con ciò che più ci importa (i nostri valori) e gli prestiamo attenzione e cura, riusciamo a prendere decisioni di miglior qualità e con più libertà.

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Un caso reale: L’importanza di prendere decisioni

Giovanna (nome fittizio) nel suo attuale lavoro assume responsabilità di gran lunga superiori al suo ruolo. Sa di essere all’altezza del compito e lo svolge con tranquillità ma il fatto che questa responsabilità non venga riconosciuta né compensata è fonte di una grande frustrazione, tanto che vuole lasciare l’impresa per cui lavora.

Da almeno sei mesi ha una conversazione in sospeso con la sua responsabile e non riesce a concretare un appuntamento.

La sua responsabile accetta in principio la proposta di incontrarsi, poi regolarmente rimanda la riunione con qualche scusa: la prossima settimana arriva un cliente nuovo, questa settimana dobbiamo preparare una offerta, stiamo lavorando per assumere una nuova persona, ecc.

Da parte sua, Giovanna sa che il suo modo di formulare la richiesta per questa conversazione è indeciso. In fondo lei ha timore di affrontare questa conversazione, per cui insiste ma senza modificare la sua strategia per ottenere ciò che vuole. In sostanza, non è capace di prendere una decisione.

Postergare non aiuta

La paura l’ha tenuta bloccata sei mesi, durante i quali ad ogni conato di frustrazione pensava: “me ne vado”. Ma poi non se ne andava perché non cercava alternative fuori. Né era capace di ottenere la famosa conversazione.

Dopo aver lavorato sul proprio schema di valori, Giovanna si rende conto che lei per prima mancava di attenzione per sé stessa, e che questa era la ragione principale per cui era incapace di intavolare con la sua responsabile una conversazione chiara in cui ottenere quello a cui sentiva che aveva diritto.

Prendere una decisione giusta, in questo caso, significava cambiare la sua strategia interiore per poter formulare la richiesta in modo più assertivo e convincente. E anche considerare nuove opzioni fuori, attivando una ricerca di alternative in caso la superiore non rispondesse alla sua mossa in modo favorevole.

I valori: una questione di strategia

Non deve sorprendere dunque che, in quanto una persona fa il passo di prendere una decisione difficile, cambia la qualità dell’attenzione per sé stessa e per le persone del suo contesto, in questo caso lavorativo. Anche verso l’esterno, Giovanna iniziò a muoversi in maniera più efficace per cercare alternative professionali più soddisfacenti.

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